Talking in the Mediatheque: #2, boîte magazine
Let’s continue guest blogging with MoTA and Mediatheque project.
Today, let’s talk about boîte, “a box of art, studies, ideas and other thoughts”. It is a publishing project in a cardboard box by Federica Boràgina (b. 1986) and Giulia Brivio (b. 1981), with a double identity: it cuddles artists, theorists, curators and artivists, giving them a cute and clean space where challenges traditional behaviours and opinions on contemporary art.
Click here to read interview to boîte.
Related links:
Guest blogging @ MoTA blog: Talking in the Mediatheque # 1 – Trebuchet Magazine
Talking in the Mediatheque: a serie of interviews
As we announced in the previous post, I started a collaboration with MoTA.
“Talking in the Mediatheque” collects interviews with editorial projects involved in Mediatheque project. Mediatheque MoTA & Tomaž Brate is a reading library, aimed to offer to its visitors the freshest publications and audiovisual materials from cultural institutions.
This interview serie shares Mediatheque heritage and furthermore, it gives space and voice to smart and interesting editorial projects.
Here you can find the first interview, with Trebuchet magazine:
http://motamuseum.tumblr.com/post/22647344331/talking-in-the-mediatheque-1-trebuchet-magazine
Enjoy!
Guest blogging @ MoTA – Museum of Transitory Art
Now, we can follow me also on MoTA tumblr; it works as an extension of MoTA platform and it will be devoted to collect and share ideas, buzzes, critical resources about Transitory Art.
Be Transitory, and I hope to see you both on my blog and on MoTA blog.
Cheers!
Seminar: common knowledge, Moderna Galerija, Ljubljana // live twitting
Tomorrow, 22nd April a terrific seminar will take place at Moderna Galerija, in Ljubljana: “Common Knowledge”.
This seminar is an initiative started by L’Internationale, a network of five European institutions, promoting and shaping a new form of meta-museum through various forms of research, a museum whose focus is, among other things, on the museum institution itself and its currently topical notions.
The purpose of this seminar is to encourage reflection on a possible new and different approach to creating common knowledge, more in sync with our time than the prevalent epistemological and institutional models. The seminar will be divided in two main parts, the first one entitled Horizontal Connections, and the second one, Verticality in the Service of Common Knowledge. The first part will focus on the new global conditions and on the fact that we require more equality in creating knowledge under these conditions, and the second one, on the need to redefine institutions so that they can attune themselves to this new situation.
Speakers: Zdenka Badovinac, Bart de Baere, Jesús Carrillo, Charles Esche, Pascal Gielen, Brian Holmes, Vasif Kortun, Rastko Močnik, Georg Schöllhammer, Madina Tlostanova.
More info: http://www.mg-lj.si/node/846
Quando le pratiche partecipative son di casa. Anzi, d’appartamento
- soon available English version! -
“chi si è finito il mio vasetto di Nutella per i momenti difficili??!”. Questa e altre sono frasi tipiche all’interno della vita in condivisione, che può iniziare da studenti, ma molto spesso va avanti: fidanzati, amici, colleghi o semplicemente, sconosciuti che per vari motivi si trovano a condividere una casa, ma non solo. La convivenza si attesta sempre più un modello sociale alternativo, dove si creano e si disfano legami che non sono così facilmente inscrivibili nelle classiche definizioni di famiglia o coppia e che molto spesso, risponde ad esigenze che questi nuclei relazionali non soddisfano.
Già Billy Wilder, in modo un po’ malizioso, ci diceva che l’appartamento condiviso, è un luogo che appartiene a tutti e a nessuno, dalla natura ibrida. E proprio l’appartamento in condivisione, no-man’s land sospesa tra pubblico e privato, è lo spazio da cui l’associazione milanese Ex-voto fa partire il proprio progetto Rooms contest, che dà la possibilità a persone comuni, di creare microeventi creativi, con i soli mezzi messi a disposizione da vicini, condomini, negozianti della zona, e alla fine di vincere pure un premio. Dieci appartamenti milanesi e dieci eventi si “sfideranno”, ma anche si incroceranno, fra il 12 e il 13 maggio, con le proposte più disparate: da chi semplicemente aprirà il proprio appartamento per offrire un angolo lettura, a chi invece proporrà progetti più complessi che spingono al massimo quella sfumatura continua tra pubblico e privato. La messa in gioco del proprio appartamento, delle proprie relazioni affettive o semplicemente di vicinanza, forse è quell’elemento che dà “coraggio” necessario per proporsi non più solo come pubblico, ma di cimentarsi in un’attività creativa; si conosce meglio il proprio isolato, e magari, con il vicino di casa non si scambia più solo un “ciao”. L’obiettivo è promuovere insomma, quella partecipazione di cui tanto si parla, che invece del macro evento da vedere, vorrebbe una disseminazione sul territorio di buone pratiche, di qualcosa che non duri l’entusiasmo di una sera ma crei davvero delle relazioni e qualcosa da portare avanti autonomamente. Non è un caso se tra i partner di progetto, oltre a Connecting Cultures, tradizionalmente votata alla promozione di pratiche partecipative, troviamo anche Chritical City Upload, il “gioco che ti fa fare cose che non ha mai fatto”; ed è vero, perché è il primo videogioco che ti invita a staccarti dal computer e andare in giro per la città. La valenza ludica-competitiva certamente è una spinta forte, che non si esaurisce ai semplici “inquilinii”: gli stessi visitatori sono chiamati a muoversi attivamente, aderendo al concorso “Souvenir” e realizzando una documentazione originale e che colga lo spirito di partecipazione insito nel progetto.
Evidentemente, per gli Ex-voto, l’appartamento oltre che ad essere una condizione quotidiana (indovinate dove vivono?!!), è proprio una fissa: il progetto infatti parte da lontano, dato che già nel 2005 il collettivo Dimmer (Andrea Amici, Nicola Ciancio, e Simona da Pozzo) con il progetto 26H aveva sperimentato ed esasperato la labilità tra dentro e fuori connaturata all’appartamento in condivisione. Per 26 ore i membri del collettivo mettevano a loro disposizione il proprio appartamento a chiunque: esiti imprevedibili, da chi entrava per cucinare e farsi una chiacchera, a chi semplicemente si buttava sul divano per fare zapping davanti al televisore.
L’appartamento condiviso, come la camera d’albergo, è uno spazio che richiede una continua ricontrattazione, dove le proprie esigenze si incontrano e si scontrano con quelle altrui. Non a caso, in un progetto come Rooms, la prospettiva cambia: non c’è più netta distinzione tra creatore/curatore, fruitore, e perché no, elemento di disturbo, e la stessa visita non è solo un vedere, ma diventa una scelta: si sceglie di aprire casa propria, ma anche si sceglie di entrare in casa altrui.
Waiting for dOCUMENTA 13: abécédaire
- scorrere in basso per la versione ITA -
How to talk about documenta? Shooting the breeze, there is a real danger to say nothing, otherwise going deep to the heart of the situation, it is liable to end up in no-sense way.
So what? Agnosticism? Is human reason (and blogging) incapable of providing sufficient rational grounds to talk about d13 before seeing it?
No fear, probably the best way to talk about documenta is enhancing its natural synchronic and widespread,not fragmentary, way of being; its identity full of contrasts leds to a format linked to the classical biennale, even though documenta has never been a traditional one.
- waiting for documenta 13
- visual identity of documenta13 designed by Leftloft
- caroline christov-bakargiev
Polo shirt doesn’t look pretty with Nation Estate. Censorship is so contemporary
This cover story could be a good opportunity to talk about a matter outwardly referring to past ages, different cultural systems, far away from a liberal and democratic society: does censorship still exist in contemporary art?
Certainly, Larissa Sansour, Russian-Palestinian artist, has experienced that. At the end of 2011 Larissa was among the eight artists shortlisted for the Lacoste Elysée prize awarded by the Swiss Museum de L’Elyséè, sponsorshiped by the French firm. In December 2011 Lacoste stated its refusal to support Larissa’s work, labelling it “too-pro Palestinian”.
We talk about it with Larissa, to stimulate interest and reflection about the present meaning of censorship, with reference to private private sponsorship: does money mean total control?
Everything you always wanted to know about art of bargaining (and you’re afraid to ask)
- scroll down for English version-
Contratto: strumento indispensabile e indiscutibile in qualsiasi rapporto lavorativo, è invece una presenza latitante nel campo dell’arte contemporanea, che sembra eviti come la peste qualsiasi forma di regolarizzazione. Il motivo è abbastanza semplice: la sistematizzazione e l’iscrizione in regole precise sembra essere più un cappio alla gola che uno strumento al servizio della creatività e del lavoro intellettuale. Ma la mancanza di regole e l’anarchia diffusa certo non facilitano la professionalizzazione di un campo, come quello dell’arte contemporanea, che nel sentire comune non è percepito come un “mestiere”.
- occupiennale, occupy wall street, 2011
- vladivostok, 2010
The medium is the massage
scroll down for Italian text
Mapping the contemporary: Arteliberatutti aims to document, collect and analize the new curatorial and fruition models. Why not in English? Next posts will be written in English, with Italian translation. Xenophile? Of course, no: to analyze incoming language it’s necessary to avoid boundaries. Besides linguistic ones.
Luca Rossi, to be or not to be
È inutile girarci attorno, non si può avere avere la pretesa (superba, ammetto) di rendicontare come stia cambiando il modo di produrre, parlare, curare e discutere sopra l’arte contemporanea e non parlare di lui. Il giustiziere nella notte (della critica). L’uomo (o donna?) dal nome generico, che puntualmente popola i commentari di Exibart, Artribune, scrive su Flash Art e altri siti che lascino spazi agli ipertesti dei lettori. Da altri definito “rompiscatole” (per essere diplomatici), perché lui c’è, puntualmente, pronto a colpire e risponde, sempre, anche ai commenti più sconnessi. Le sue definizioni di “ikea evoluta”, “nonni-genitori foundation” son entrate nel gergo dell’art-hub, che le si condivida oppure no, ma appena spuntano si sa di chi si sta parlando. Nel suo blog Whitehouse ha ospitato interviste a personaggi clou dell’arte contemporanea, quali Vettese, Cattelan, Cavallucci, Gioni, tanto per citarne qualcuno, alcuni pongono il dubbio che dietro Luca Rossi si celi proprio una di queste figure.
- ghost track – a cura di Luca Rossi – piazza duomo, Milano, 2009
- luca rossi – I’m not Roberta – 2010
- maurizio cattelan – untitled – 2001
























